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Il rifiuto consapevole ed informato alle cure non è eutanasia: Cass. n. 12998/2019
La Corte di Cassazione con la pronuncia in commento (n. 12998/2019) ha censurato l’ordinanza con cui la Corte d’Appello di Genova aveva rigettato (nel luglio 2016) il reclamo avverso il provvedimento di rifiuto di apertura del procedimento di nomina di amministratore di sostegno presentato congiuntamente dal marito (potenziale beneficiario) e dalla moglie, designata per assumere l’ufficio. Il richiedente aveva dedotto di essere un testimone di Geova, affetto da malformazione artero-venosa che gli causava delle perdite di coscienza; e di essere quindi preoccupato che in simili frangenti non gli sarebbe stato possibile comunicare ai sanitari la sua ferma volontà di non sottoporsi a trasfusioni di sangue, qualora da loro ritenute necessarie.

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La Carta dei diritti delle persone con emofilia
È stata di recente presentata alla Camera dei deputati la Carta dei diritti della persona con emofilia, redatta e condivisa tra associazioni dei pazienti, associazioni civiche, medici clinici esperti di emofilia ed esperti del settore medico sanitario nazionale. L’emofilia rappresenta la più grave delle malattie emorragiche congenite di origine genetica e comporta, fra l’altro, l’alterazione del processo di coagulazione del sangue. Le emorragie possono manifestarsi a carico di qualsiasi organo o apparato, e se coinvolgono organi vitali possono mettere rischio la stessa vita della persona. Frequenti sono le emorragie a livello delle articolazioni. I bisogni dei pazienti emofilici sono, quindi, molteplici e differenziati a seconda della loro età e caratteristiche di vita.

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L’art. 3 della legge 219/2017: il rifiuto alle cure dell’incapace – commento alla decisione del Giudice Tutelare del Tribunale di Roma 23.09.2019
L’ADS si rivolge al giudice per essere autorizzato a rifiutare le cure e i sostegni vitali, in modo che la morte della beneficiaria possa sopraggiungere come evento naturale, e con l’accompagnamento garantito dall’applicazione delle cure palliative di cui alla l. n. 38/2019, compresa la sedazione profonda. In assenza di D.A.T. (disposizioni anticipate di trattamento) e quindi di un documento scritto ascrivibile all’interessata contenente indicazioni per regolare le situazioni di fine vita, l’ADS riferisce nel ricorso che la compagna aveva manifestato ad amici e familiari (la mamma, la figlia, le sorelle, il fratello, l’ex marito) e a lui stesso, la volontà di non essere tenuta in vita artificialmente. Ricostruita la volontà dell’interessata e indicate le persone da assumere come persone informate sui fatti, chiede di essere autorizzato ad esprimere il dissenso alle cure per conto della beneficiaria. Il giudice dichiara invece il non luogo a procedere, ritenendo che l’ADS, già rappresentante esclusivo in materia sanitaria, possa esprime autonomamente il rifiuto o la revoca alle cure, in assenza di contrasto con i medici curanti di cui al quinto comma dell’art. 3.

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